Pazienza…una storia per cambiare!


Questa è una storia vera, capitata ad un amico che fa il tassista a Milano, Enzo.
Milano è una città caotica. Si sveglia presto ed è trafficata sin dal mattino presto. I mezzi pubblici sono sempre stracolmi anche di persone che fino a ieri abitavano altri posti ed hanno altre culture.
Spesso, nei grandi palazzi di Milano, le persone non si conoscono neanche.

Tutti presi a fare qualcosa d’altro nella trance della giornata che spesso non si rendono conto di ciò che accade loro intorno, della VITA
.
Chi più chi meno cerchiamo tutti dei momenti di ispirazione e pensiamo che tutto ciò debba apparire come un grande evento di fronte a noi e, molto spesso, questi momenti magici si nascondono tra le pieghe degli eventi inaspettati apparentemente senza significato che accadono quotidianamente.

Questa è la storia di uno di questi momenti…
Enzo, tassista milanese, arrivò di fronte all’indirizzo del cliente  e suonò il clacson. Dopo aver atteso qualche minuto suonò di nuovo. Dal momento che questo sarebbe stata l’ ultima corsa del suo turno pensa che può anche andarsene e non perdere tempo.
Ha già lavorato 10 ore  ma, invece, parcheggia, si avvicina e bussa alla porta  di una casa popolare con l’ingresso fronte strada.

‘Un momento’, rispose una fragile ed esile voce anziana mentre si sentiva chiaramente qualcosa che veniva trascinato sul pavimento.

Dopo una lunga pausa, la porta si aprì. Una piccola donna di circa 90 anni  era in piedi davanti all’autista. 

Indossava un vestito stampato ed un cappello a fiori con un velo appuntato su di esso, come se fosse appena uscita da un film del 1940.

Al suo fianco c’era una valigia piccola in plastica marrone. 

L’appartamento sembrava come se nessuno ci avesse vissuto per anni:
i mobili erano coperti di grossi fogli di carta da pacco alcuni e di coperte marrone scuro altri.

Non c’erano orologi alle pareti, nessun ninnolo o utensile sulle mensole. 

In un angolo c’era una grande scatola piena di foto e oggetti di vetro.

‘Vuoi portare la mia borsa in macchina per favore?’ disse la vecchia signora mentre chiudeva la porta e metteva le chiavi dentro la casella della posta. 

L’autista prese la valigia e la portò in macchina, poi tornò ad assistere la donna. Lei lo prese per un braccio e si incamminarono lentamente verso il marciapiede.

Continuava a ringraziarlo per la sua gentilezza. 

‘Non è niente’, le disse…’’Cerco solo di trattare i miei passeggeri in modo in cui vorrei che mia madre venisse trattata.’

‘Oh, sei proprio un bravo ragazzo’ rispose.

Arrivati ​​in macchina, gli diede un indirizzo su di un bigliettino di carta ingiallito con la tipica grafia dei nonni e poi chiese:
‘Potrebbe guidare attraverso il centro? ‘

‘Non è la via più breve,’  rispose l’autista .

‘Oh, non mi dispiace,’ rispose la nonnina. ‘Io non ho fretta. Sa, probabilmente è l’ultima volta che vedrò la mia città, all’indirizzo che le ho dato e dove lei mi sta portando c’è l’ospizio dove rimarrò ad aspettare di morire’

L’autista guardò nel retrovisore. Gli occhi della vecchia signora brillavano e dentro l’autista un sentimento molto forte si sprigionò, abbassò gli occhi.

‘Sa? Non ho famiglia, mi hanno lasciato tutti. Sono sopravvissuta solo io a tutti. Ma non ho nulla da rimpiangere sa? nella mia vita ho fatto tutto quello che ho voluto fare e vado via da questa casa felice di farlo.’ continuò a bassa voce
‘Il medico dice che non ho molto tempo.’

In quel momento Enzo allungò la mano e spense il tassametro.

‘Che strada vuole fare?’ chiese

Per le successive due ore, guidarono attraverso la città.  Lei gli mostrò il palazzo dove lavorò per tutta la vita come impiegata.

Attraversarono il quartiere dove lei e suo marito vivevano quando si erano sposati  e lo fece rallentare di fronte ad una magazzino di mobili dove una volta c’era la balera dove lei e suo marito si conobbero e lei ricordava quando era ragazza ad ogni ricordo, il viso le si illuminava come nel ricordo stesso ci fossero le emozioni ancora “fresche” di quell’evento vissuto in passato.

A volte chiedeva di rallentare di fronte ad un edificio o ad un angolo particolare e guardava nel vuoto, senza dire nulla.

Come il sole iniziò a dare il primo accenno a tramontare, improvvisamente lei disse:

‘Ora basta, sono stanca è ora di andare adesso’.

La macchina, quasi silenziosamente, come lo erano stati loro due in auto dopo quella frase, guidava verso l’indirizzo definitivo.

Arrivati trovarono una costruzione bassa, come una piccola casa, con un vialetto che passava sotto un portico.

Due inservienti uscirono fuori dalla cabina all’ingresso non appena arrivarono. 

Erano molto veloci e sapevano cosa dovevano fare, osservavano ogni mossa della nonnina aiutandola.
L’autista aprii il bagagliaio e prese la valigia. 

La donna era già seduta in una sedia a rotelle che gli sorrideva.

‘Quanto ti devo giovanotto?’ chiese infilando la mano nella borsetta.

‘Niente signora, è stato un piacere’ rispose il tassista.

‘Devi farti una vita ragazzo! Ti devo pagare’, replicò con quella poca forza che aveva nella voce.

‘Ci sono altri passeggeri che mi aspettano e tante ore di lavoro davanti a me,’ disse ‘e lei ha già fatto tanto per me oggi, grazie’

Quasi senza pensarci, si chinò, le diede un abbraccio e la baciò sulla guancia come se stesse salutando la sua nonna.

‘Hai dato ad una vecchia un piccolo momento di gioia, ragazzo’ disse. ‘Grazie.’

Gli strinse la mano e poi entrò nell’ospizio, dietro di lei un rumore sordo come quello della chiusura di una porta: il suono della chiusura e della fine di un’ altra vita.

Quell’autista non fece più salire nessun passeggero quel giorno.

Guidò senza meta perso nei suoi pensieri chiedendosi se fosse giusto ciò che stava facendo nella sua vita e se anche lui un giorno, avrebbe avuto in vecchiaia ricordi che gli avrebbero fatto illuminare il viso. In fondo guidare il taxi di un’altro non era il massimo che potesse fare nella vita così decise di cambiare e di mettere più valore nella sua vita.
Comprese che anche lui voleva arrivare alla fine della sua di vita e poter dire:

‘Sono felice, ho fatto tutto ciò che volevo fare’

Per il resto di quel giorno, non riuscì a parlare perché aveva raggiunto una consapevolezza incredibile in quelle poche parole di quella vecchietta.
Stava buttando via la sua vita e le parole di quella donna lo avevano SVEGLIATO!

Ma pensate un attimo cosa sarebbe accaduto se quella vecchietta avesse trovato un autista “arrabbiato” o uno che non vedeva l’ora di terminare il proprio turno, come sarebbero state le sue “ultime ore”?

E se avesse rifiutato di prendere la corsa, o avesse suonato solo una volta e poi se ne fosse andato?

Cosa sarebbe accaduto se l’autista non avesse incontrato quella vecchietta?

In quel momento Enzo pensò di non aver mai fatto nulla di così importante e grande nella sua vita aiutando quella nonnina e di aver ricevuto il più grande degli insegnamenti.

Come esseri umani siamo spesso condizionati dal fatto che la nostra vita debba girare intorno a grandi avvenimenti e momenti per poterli riconoscere. I media “urlano” le notizie e così, le cose degne di nota devono, “urlare “ per farsi notare.

Nella vita reale, quella fuori dalla trance televisiva, quei grandi momenti appaiono sotto l’incarto delle piccole cose il più delle volte, quasi nascosti dall’incessante avanzare della vita e della sua routine dalla quale ogni giorno veniamo rapiti e per la quale ci dimentichiamo di noi stessi e di ciò che realmente vogliamo.

R A L L E N T A e cerca grandi momenti nelle piccole cose, fermati a guardare intorno a te cosa succede e facendo così ti rendi conto di essere nel qui ed ora, in quell’unico momento in cui puoi percepire la grandezza delle piccole cose sotto le quali, levato l’incarto, si celano i misteri della crescita, degli wow moments e di quella sensazione di essere stato utile al mondo ed a te stesso.

Sai quella sensazione che si prova quando fai una buona azione?

Quello stato d’animo di felicità “compiaciuta” che ti porti dietro per un pò di tempo dopo che è successo.
Quella che provo io in questo momento che ho finito il mio articolo perché ha aiutato me scriverlo e spero te, a leggerlo!

Cerca nelle piccole cose la grandezza della tua vita e sii felice!

Il 27 e 28 Aprile conduco un seminario  “Viaggio al centro di te stesso” due giorni introspettivi per sperimentare la formazione e la crescita personale e per fare il punto della situazione con te stesso/a.

Buona vita, spero di vederti presto, magari in sala corsi!

Marcello Buglione

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