English Coaching: La Rivoluzionaria Scoperta Che Ha Cambiato L’Insegnamento Delle Lingue Straniere!


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Oltre alla Programmazione Neuro Linguistica, un’altra passione che mi caratterizza sin da bambino sono le lingue straniere.

Questa passione mi ha portato ad impararne 6 e, la Programmazione Neuro Linguistica, ad unirne i puntini per semplificarne l’insegnamento.

Pensateci. Quando siamo venuti al mondo non parlavamo la nostra lingua.

Se fossimo nati in Italia e trasportati in Russia appena nati, oggi crederemmo di essere Russi e parleremo Russo fluentemente.
Se prendessimo un bambino piccolo e venisse allevato dai  lupi, imparerà a comunicare con essi senza nessun problema. Così sarebbe se, ad allevarlo, fossero scimmie od altri mammiferi.
Ciò per farvi comprendere che il nostro cervello è un “spugna”.
Ergo, non è rilevante quindi “dove” le persone mettono il proprio cervello. Qualunque sia l’ambiente in cui lui sarà “immerso”, inizierà ad imparare che tu lo voglia o meno.

Giorno dopo giorno, già dal ventre materno e poi crescendo, abbiamo ascoltato i suoni provenire dai nostri genitori e dall’ ambiente circostante. Pian piano abbiamo imparato a riconoscere,  dapprima energeticamente e poi attraverso i sensi,  il tono dell’amore, dell’apprezzamento, della preoccupazione, della coccola, del buongiorno e della buona notte, le ninna nanne ed a collegare tutte le emozioni che ciò ci dava.

A quei tempi, stavamo creando le connessioni neurali per comprendere la complessa struttura che ci avrebbe contraddistinto da altre specie: parlare e comunicare. Almeno per come lo intendiamo noi.

download Tutti questi collegamenti fatti involontariamente e completamente inconsci, ci hanno portato da zero, dopo qualche tempo, ad articolare le prime “parole” (fase della lallazione nota wikipedia) spesso pronunciate in modo buffo e disarticolato (quando ero piccolo ero solito dire cimena per cinema, dangia per arrangia e cosi via) perché nel cervello ancora non erano stabili le connessioni che avrebbero poi mosso la lingua, in un secondo momento, propria-mente per articolare meglio i suoni e far uscire le parole correttamente.
Quando entriamo nel mondo della scuola a 6 anni siamo tutti perfettamente in grado di parlare e capire la nostra lingua. L’abbiamo vissuta multi-sensorialmente, vista, sentita, provata, odorata e gustata per 6 anni. Non la sappiamo ancora scrivere ma, la sappiamo già parlare.

Nei casi più fortunati dove i genitori sono di due etnie diverse e parlano, ovviamente, due lingue diverse, a 6 anni ci si ritrova a parlarne 2 senza neanche accorgersene (se i genitori sono furbi). E questa è la mia esperienza personale. Mia mamma Croata e mio padre italiano. A 6 anni ero fluente in entrambe al punto che quando passavo le vacanze estive in Bosnia, dimenticavo quasi completamente l’italiano.

Ma torniamo a scuola, dove già sappiamo l’italiano. Come ci insegnano le lingue straniere? Ci danno un libro di testo, un tot di ore alla settimana, leggi, ripeti e fai gli esercizi e sforzati di comunicare senza sbagliare.
In più mettiamoci il fatto di essere giudicati davanti agli altri ed il gioco è fatto.

Uno dei concetti che viene inculcato nelle scuole è che “sbagliare è sbagliato”.  Per non sbagliare molte persone errors
entrano in uno stato d’ansia per la paura generata dalle conseguenze del proprio errore, le risa dei compagni, il rimbrotto in pubblico del maestro o del professore.

Tutto ciò crea, nel cervello, un rilascio di sostanze dette neuro-inibitorie che inibiscono, appunto, le funzioni cerebrali di chiunque.
In un ambiente biochimico come questo, si può creare solo un clima di paura, dove l’errore viene giudicato, anziché essere visto come parte del processo di apprendimento.
Gli stati di paura innescano la risposta “fight or fly” (attacca o scappa wikipedia qui).
In più, quando “non voglio sbagliare”, paradossalmente, sbaglio e il ciclo continua 🙂 .
Avete mai provato a NON pensare ad un elefante rosa?
A cosa state pensando adesso?

Appunto, un bell’Elefante Rosa.
Altro piccolo particolare è che il nostro cervello lo recepisce la particella NON.
Avete mai chiesto ad un bambino di non toccare una determinata cosa? Cosa fa?
Ciò accade perché non avendo l’esperienza da negare nella propria mappa del territorio, il bambino deve crearne una, per poi non farla.

Anche gli scienziati, i medici e qualunque ricercatore hanno commesso e commettono errori, dai quali apprendono e migliorano. Pensateci se non ci fossero stati errori, in alcuni casi, non ci sarebbe scoperta.

Uno degli errori più grandi mai esistiti è stata la formazione dell’Universo. download (1)
Il botto è stato così grande che lo hanno chiamato BIG BANG 🙂

A volte infatti, gli errori sono stati la fortunata fonte di importantissime scoperte.  Molte tra le più grandi sono spesso nate da un “errore”: la penicillina, l’Lsd, il microonde, il viagra, i raggi x e molto altro ancora e, nelle scuole invece, l’errore viene giudicato, spesso in pubblico, creando disagio nello studente.

Il disagio, se molto forte, è uno stimolo che, se reiterato o di forte intensità per chi lo vive, crea una connessione neurale e, quindi, un ricordo nello studente.

E cosa accade vi chiederete?
Semplice, un condizionamento stimolo risposta al pari di quello scoperto da Pavlov con i suoi cani da laboratorio. Dato lo stimolo, avveniva una risposta. (Wikipedia qui)

Einstein disse:
“Molti insegnanti perdono il proprio tempo facendo domande che tendono a scoprire cosa gli studenti non sanno, al contrario, la vera arte di fare domande è scoprire cosa lo studente sa o è capace di scoprire”
Sbagliare è parte del processo. Quando siamo piccoli cadiamo e ci rialziamo dopo aver gattonato.
Il nostro cervello è predisposto ad imparare per tentativi. Fare, sbagliare, correggere il tiro, fare, sbagliare ancora e, ogni volta, la correzione del “tiro” porta a sviluppare comportamenti, movimenti o pensieri che corretti progressivamente fino all’obiettivo, ce lo fanno raggiungere.
Da piccoli sbagliamo a parlare, mischiamo le parole e tutt’ intorno a noi ridono e sono felici dello sforzo che viene fatto per parlare e comunicare e, i feedback, il più delle volte, sono amorevoli e l’ambiente porta allo sviluppo sano e consapevole.
Un’ ambiente aperto, protetto e pieno di accettazione è quindi quello ideale all’apprendimento.

Entrati a scuola, tutto ciò, cambia spesso in peggio e ciò non favorisce di certo lo sviluppo dell’educando.

Uno sviluppo che cresce molte volte nella paura del giudizio e nella paura di sbagliare. Queste due paure sono il più grande ostacolo per chi vuole imparare una lingua straniera.
Ecco perché è nato l’English Coaching! Ma andiamo per gradi. Prima, un po’ di storia!

download (3) L’impero romano conquistò letteralmente tutta Europa e una parte di nord africa e medio oriente tra il 27 a.c. ed il 436 d.c.
La permanenza dei romani influenzò abitudini, usi e costumi in quelle regioni e, dove ci fu la permanenza maggiore, anche la lingua (il latino) e le parole.

Ciò vuol dire che, all’interno di diverse lingue europee, ci sono moltissime parole simili alla nostra lingua e che, se raggruppate per regole, consentono di conoscere già un potenziale di più di 6.000 parole.
Ciò pressoché in quasi tutte le lingue europee.

Volete un esempio? OK

ITALIANO: Informazione
INGLESE: Information
FRANCESE: Information
SPAGNOLO: Información
TEDESCO: Informationen

La radice è la stessa per tutte INFORM. Informare è di origine latina.

Di questi “casi” ce ne sono più di 6.000 e ne ho scoperto il nascosto vocabolario 🙂 .

Come vi dicevo parlo  6 lingue straniere e, una volta capito il concetto di base, è stato facile riuscire a trovare la chiave che serve ad una persona per imparare l’inglese facilmente e divertendosi.
Prima regola, non ti serve saperlo tutto!
Seconda regola, devi avere un motivo o un interesse specifico per farlo.

Per la prima regola consideriamo che neanche gli Inglesi parlano con tutte le parole del vocabolario, anzi, in molti non conoscono neanche il significato di alcuni termini e sapete perché?

Un professore universitario Inglese comunica, per tenere le sue lezioni, con circa 25.000 vocaboli.
Un impiegato comunica, mediamente, con 8.000 vocaboli e, nel linguaggio comune di tutti i giorni usato nel linguaggio corrente, non ne vengono utilizzati più di 1000.

In più il dizionario inglese contiene la bellezza di  1.000.000 di lemmi (parole)  contro le circa 200.000 dell’italiano.

images (1) Per la seconda regola è stato studiato dai ricercatori della mente che l’intenzione attiva, nel nostro cervello, alcuni ormoni che ci fanno ricordare meglio e più facilmente ciò che vogliamo ricordare.

In altre parole se lo scopo per cui sto facendo ciò che ciò facendo è supportato da una forte E PROFONDA intenzione e motivazione la biochimica del cervello cambia radicalmente agevolando l’apprendimento.

E’ stato anche dimostrato che, l’attività cerebrale di quando si apprende, è più focalizzata in un cervello adulto che ha “la voglia di imparare ciò che sta studiando” a differenza di un cervello giovane che “deve imparare ciò che sta studiando”.
E una questione proprio di quelli che vengono chiamati in PNL “Operatori Modali” ovvero, come esprimiamo attraverso la  linguistica le necessità o le possibilità.

Facciamo insieme un esempio e processate questa frase:
Domani è lunedì e devo andare a lavorare, la tangenziale sarà strapiena.

Ora processate quest’altra
Domani è lunedì e non vedo l’ora che arrivi perché voglio terminare quel progetto, ci tengo così tanto!

E’ lunedì per entrambe le persone ma… chi la vive meglio?
E proprio una questione di biochimica cerebrale e, come dicevo prima, di sostanze neuro trasmettitrici e neuro inibitorie.

Lo “stato” mentale determina come impariamo e quanto bene viviamo 🙂 in generale!

Pensateci bene a questo concetto se avete dei figli che vanno a scuola.

Torniamo all’uso del linguaggio. Lo sapevate che in Italiano è stato stimato che, nel linguaggio corrente, utilizziamo solo 600 parole al giorno per descrivere la nostra realtà…che povertà!

Dicevamo anche che, nel linguaggio di tutti i giorni (quello che serve ad un turista per intenderci) ci servono 1000 vocaboli per parlare in Inglese.
“Quindi, se imparo i 1000 vocaboli e le regole grammaticali e sintattiche posso parlare in inglese?”, ti chiederai.

Si! Con una buone dose di spazio da parte di chi ti insegna questa lingua a farti sbagliare, incoraggiarti ed a farti divertire come un bambino creando l’”ambiente” giusto per l’apprendimento, SI.

E’ possibile e sta già accadendo in effetti. Sto allenando imprenditori, studenti e manager a comunicare meglio e con sicurezza in questa meravigliosa lingua.

Ecco perché dall’esperienza come Trainer in Programmazione Neuro Linguistica e come Executive Coach ho creato l’ nlp logoEnglish Coaching.

Sessioni di due ore a settimana online, magari insieme a qualcun altro del tuo stesso livello, per fare pratica, imparare, sbagliare e divertirsi nel farlo.
Pensa a ciò che potrai fare una volta che saprai padroneggiare la lingua:

– quel lavoro al quale hai rinunciato perché chiedono “l’inglese fluente”
– quel viaggio all’estero che hai sempre voluto fare
– ampliare le tue conoscenze
– accrescere la tua autostima

L’insegnamento delle lingue è cambiato.
Ora è diventato tutto più semplice e divertente!

Per ricevere più informazioni o iscriverti alla sessione di inizio d’anno compila il form:

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